
In
edicola dal 10 ottobre con Repubblica e L' Espresso, il DVD: "L' inferno di Cristallo"

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Ombroso,
tenero, aggressivo, lunatico e diffidente, ha vissuto una vita 'spericolata',
fino a quando un male incurabile gli ha rubato quella vita beffarda,
così come un'infanzia difficile gli aveva rubato la gioventù
spensierata.
Nato il 24 marzo del 1930 a Beech Grove, un sobborgo di Indianapolis
nell'Indiana, Steve McQueen non ha mai conosciuto suo padre, di cui
si sa solo il nome, Bill, un marinaio con un passato da aviatore acrobatico,
amante del gioco d'azzardo e della bottiglia, che lo abbandonò
sei mesi dopo la nascita.
Steve, dal canto suo si dimostra ribelle sin da bambino.
La madre non potendolo allevare, lo affida ad uno zio, proprietario
di una fattoria a Slater, nel Missuri, dove Steve, trascorse l'infanzia
e buona parte dell'adolescenza.
Dallo zio impara ad andare a caccia, e tale passione non lo abbandonerà
più, per tutta la vita.
A dodici anni torna a Indianapolis, dalla madre, ma insoddisfatto della
vita domestica, comincia a frequentare compagnie di strada e a vivere
di espedienti e di piccola delinquenza.
A 14 anni, dopo innumerevoli fughe, si unisce ad un circo itinerante
e raggiunge la California, ma il viaggio è breve: la madre e
il suo nuovo marito, firmano un'ordinanza del tribunale che lo dichiara
'ragazzo irrecuperabile' e lo fanno internare al California Junior Boys
Republic of Chino, un riformatorio governativo per ragazzi difficili,
dove rimane per diciotto mesi.
Anni dopo istituirà un fondo premio di 20.000 dollari, una borsa
di studio destinata allo studente più meritevole, denominata
'Steve McQueen Found'. Dall'83 l'Istituto ha assunto la denominazione
di 'Steve McQueen Recreation Center'.
Uscito da quella che rimarrà l'esperienza più dolorosa
e traumatica della sua vita, con i pochi soldi che la madre gli ha messo
in tasca, sale su un bus e, nel 1946, arriva a New York, dove, nel frattempo
la donna si era trasferita.
Ma la madre e il patrigno gli voltano le spalle e si rifiutano di accoglierlo
in casa, e così Steve comincia la vita 'on the road', peregrinando
da un posto all'altro, per le strade d'America.
Prima fa tappa a Los Angeles, dove fa il bullo di quartiere, poi torna
a New York.
All'età di sedici anni si arruola nella marina mercantile e si
imbarca su una nave cisterna, la 'SS Alpha'.
La vita di bordo però, non è appagante, e così
dopo un po', abbandona la nave, attraccata a Cuba e , attraverso la
Repubblica Dominicana, rientra negli Stati Uniti.
Un giorno, mentre sta oziando al sole, su una spiaggia della Carolina
del Sud, decide di partire volontario per il militare, e nell'aprile
del 1947, un mese dopo aver compiuto diciassette anni si arruola nel
corpo dei marins, militandovi per tre anni.
Ma gli inizi sono duri e lo spirito indipendente di Steve non riesce
a sopportare la ferrea disciplina della vita militare, tanto che trascorrere
più tempo in prigione, a pane ed acqua, che in servizio.
Un anno dopo, però, durante un'esercitazione di addestramento
al Polo Nord, la nave ebbe un incidente, causato dall'urto contro un
banco di sabbia, e molti marinai, sbalzati fuori dalla nave, trovarono
la morte.
Rimasto incolume, Steve, incurante del pericolo, si tuffò nelle
gelide acque del Mar Artico e rischiando l'assideramento, riuscì
a salvare la vita di cinque malcapitati compagni.
Per questo gesto di valore, Steve venne scelto per entrare a far parte
della scorta d'onore allo yacht del Presidente degli Stati Uniti, Harry
S. Truman.
Nel 1950 si congeda e torna sulla strada, a fare la vita di sempre:
lavora in un campo petrolifero in Texas, poi va in Canada dove fa il
boscaiolo, poi torna a New York e affitta, per 19 dollari al mese, un
appartamento al Greenwich Village.
Per mantenersi fa i più disparati mestieri come, fattorino per
un deposito di televisori, commesso per un negozio di scarpe, tassista
e quant'altro.
Soltanto nel 1951, spinto dall'allora fidanzata, Neile Adams, un'artista
di discreto successo a Bradway, si convince a tentare la carriera d'attore,
e si iscrive alla "Neighborhood Playhouse", che frequenta
assiduamente per due anni.
Per pagarsi la retta, piuttosto salata, guida fino alle tre di notte
un furgone postale, eppure, nonostante la stanchezza, puntuale, ogni
mattina è in classe a studiare recitazione, con Huta Hagen e
Herbert Berghof.
Lasciata la scuola, dopo aver ottenuto un ruolo in una produzione teatrale
yiddish, nel 55 entra nel prestigioso Actor's Studio di Lee Strasberg,
a New York, dopo aver superato a pieni voti il provino d'ingresso, unico,
assieme a Martin Landau, su 2000 candidati che si presentarono.
Alterna allo studio della recitazione, l'altra sua grande passione,
le corse motociclistiche, alle quali partecipa nei fine settimana, aggiudicandosi
anche diverse coppe.
Lo stesso anno arriva il colpo di fortuna che gli cambia la vita: viene
chiamato a sostituire Ben Gazzara, nel dramma 'Un cappello pieno di
pioggia', di Michael V. Gazzo, messo in scena a Broadway.
L'anno successivo a San Clemente, in California, Neile Adams diventa
la sua prima moglie.
Il matrimonio dura quindici anni, nascono due figli: Chad e Terry Leslie,
e si conclude col divorzio nel 1971.
Dopo il matrimonio, Steve si trasferisce con la moglie a Los Angeles,
e subito viene scritturato da Robert Wise per la piccola parte di Fidel
nel film "LASSU' QUALCUNO MI AMA", biografia romanzata del
pugile, campione mondiale dei pesi medi, Rocky Graziano, a fianco dei
più noti PAUL NEWMAN e Anna Maria Pierangeli, che rappresenta
il suo debutto sul grande schermo.
Accumula così esperienza e comincia a farsi conoscere con pellicole
a basso costo, come: "BLOB - FLUIDO MORTALE", "AUTOPSIA
DI UN GANGSTER" e "GLI OCCHI DEL TESTIMONE".
Ma è la televisione a trasformarlo in una stella, quando, nel
1958 impersona Josh Randall, nella serie TV "Wanted: Dead or Alive".
Molti registi lo considerano insopportabile, un attore bravo, dal carisma
eccezionale, ma incontrollabile e difficile da dirigere.
Ma Steve, forte di questo successo, non impiega molto a diventare l'idolo
di generazioni di giovani, e a far infatuare di se, le donne di mezzo
mondo.
Lo stile recitativo, intenso e brillante, ma anche puntuale e coinvolgente,
gli occhi azzurri, incorniciati da un viso tenero e spudorato, la vita
avventurosa e ribelle, fanno di lui uno degli artisti americani fra
i più carismatici e anticonformisti, ma anche uno fra i più
amati e idolatrati.
Le prime pellicole che lo consacrano star di spessore sono: il melodramma
d'amore "SACRO E PROFANO", dove riceve gli apprezzamenti di
Frank Sinatra; e soprattutto "I MAGNIFICI SETTE", entrambi
di John Sturges, dove oscura la fama di Yul Brynner.
In quest'ultimo, remake in chiave western dell'intramontabile capolavoro
di Akira Kurosawa 'I sette samurai', Steve è uno dei sette pistoleri
che liberano dalle razzie di una banda di desperatos, gli abitanti di
un villaggio messicano.
Il film, che ottenne un enorme successo internazionale, costituì
un magnifico trampolino di lancio, o il consolidamento del successo,
oltre che per McQueen, anche per tutti gli altri interpreti, da Yul
Brynner a Charles Bronson a Eli Wallach.
Nel 1961 arriva il primo film da protagonista assoluto, e anche il primo
ruolo brillante e spigliato, con la divertente commedia "PER FAVORE
NON TOCCATE LE PALLINE", sulle disavventure di un ufficiale della
marina americana, che usa il cervellone elettronico della sua nave per
sbancare il Casinò di Venezia.
Nonostante il successo, rimarrà questa la sua unica pellicola
"leggera" di McQueen, perchè, d'ora in poi, privileggerà
solo ruoli dalla psicologia introspettiva, decisamente più complessi.
Nel 1962 sono Philip Leacock e Don Siegel a dirigerlo rispettivamente
in "AMANTE DI GUERRA", e "L'INFERNO E' PER GLI EROI",
avvincente e teso film bellico su un episodio della seconda guerra mondiale,
avvenuto subito dopo lo sbarco in Normandia.
La consacrazione del Gotha cinematografico arriva per McQueen nel 1963,
con il film di John Sturges "LA GRANDE FUGA", con il ruolo
del prigioniero nello Stalag 'Luft Nord', di un campo di concentramento
nazista che, insieme ad un gruppo di commilitoni, progettano e tentano
una fuga spettacolare, dalla quale in pochi si salveranno.
Di culto sono le sue imprese motociclistiche per sfuggire all'inseguimento
e alla cattura, che rimarranno per sempre un classico esempio di spirito
avventuroso.
Il personaggio di Virgil Hilts, 'The Cooler King', a metà tra
l'eroe e lo scavezzacollo, caratterizzerà molti altri successi
futuri, come quello, per esempio, del giovane sergente in "SOLDATO
SOTTO LA PIOGGIA", che movimenta le giornate di un campo di addestramento,
con traffici clandestini, non sempre leciti.
L'opinione dei critici si divide: il ragazzaccio odioso, che adora fare
il pagliacio sul set, è visto come geniale, irresistibile e spaventosamente
egocentrico, ma lavora al massimo della forma e costruisce alla perfezione
le sue interpretazioni.
A "LA GRANDE FUGA" segue "STRANO INCONTRO", dove
è Rocky Papasano, il trombettista dell'Est Side italiano di New
York, che mette incinta la sua ragazza, ma non ha il coraggio di farla
abortire.
In "CINCINNATI KID" è un magnifico giocatore di poker
a New Orleans, che sfida, nella 'partita della sua vita', il miglior
giocatore d'America; mentre in "NEVADA SMITH", incarna, con
perfetta aderenza, il giovane meticcio il cui unico scopo è vivere
per uccidere gli assassini che gli hanno sterminato la famiglia; un
western non convenzianle, ispirato al protagonista del romanzo 'L'Uomo
che non sapeva amare', di Harold Robbins.
Nel 1966 è l'eccezionale protagonista del film davventure belliche
"QUELLI DELLA SAN PABLO", la storia di una missione religiosa
sul fiume Yangtse in Cina, assediata dai nemici. Il ruolo del marinaio
americano imbarcato sulla San Pablo, che accorre in loro aiuto, gli
procura la prima nomination agli Oscar come miglior attore protagonista.
Giovane, ribelle e arrabbiato, divenuto ormai un simbolo del cinema
hollywoodiano, è protagonista di una serie di film, un paio di
western e alcuni polizieschi di classe, entrati di diritto nella storia
del cinema.
Comincia nel 68 con il giallo-rosa "IL CASO THOMAS CROWN",
dove fa il ladro gentiluomo che prima seduce la detective che lo ha
smascherato, poi la sfida a fermarlo; poi è la volta del thriller
"BULLITT", da tutti considerato uno dei film migliori dell'attore,
in cui dà vita al tormentato tenente di polizia che non riesce
a proteggere un uomo che deve testimoniare contro la mafia.
Sono anni di grandi successi, ma anche di vita dissipata.
Nel 69 è protagonista di "BOON IL SACCHEGGIATORE",
in cui è lo scanzonato scavezzacollo che attraversa mezza america,
a bordo di un'auto gialla, per andare a raggiungere l'amata che lavora
in un Casinò di Menphis. L'eccezionale e sentita performance
gli procura un Golden Globe e la seconda nomination della sua carriera,
al premio Oscar, come miglior attore protagonista.
Il 69 è anche l'anno in cui scampa per miracolo al massacro di
Charles Manson, avvenuto la sera del 9 agosto a Cielo Drive, quando
un gruppo di quattro appartenenti alla "famiglia" di Manson,
fecero irruzione nella villa di Roman Polanski e massacrarono Sharon
Tate, la compagna del regista, all'ottavo mese di gravidanza, e cinque
suoi ospiti.
Nel 71 sfoga la sua passione per i motori, la velocità, le corse
automobilistiche e gli uomini duri, con "LE 24 ORE DI LE MANS",
un film di Lee Katzin, omaggio alla mitica corsa francese.
Nel 72, dopo infiniti litigi, divorzia da Neile Adams.
I quaranta anni di Steve McQueen non lo vedono in gran forma: ansie
continue, paranaie, inadeguadezza malcelata, e ancora problemi di droga.
Ma arrivano i due film per la regia di Sam Peckinpah, il western "L'ULTIMO
BUSCADERO", in cui è il disilluso cow boy da rodeo, che
spende i soldi vinti nell'ultimo torneo, per comprare al padre, un biglietto
per l'Australia, dove aveva sempre sperato di fuggire, e soprattutto
"GETAWAY", che racconta la storia di un rapinatore e della
sua fuga verso la libertà, con la sua donna e il malloppo; un
successo di critica e pubblico che sbanca i botteghini e consegna McQeen
all'Olimpo hollywoodiano.
Nel 1973, McQueen si sposa per la seconda volta. La moglie è
l'affascinante attrice Ali MacGraw, sua partner in 'Getaway', conosciuta
durante le riprese del film.
Lo stesso anno del matrimonio, interpreta, accanto a DUSTIN HOFFMAN
incallito falsario, il personaggio di Henry Carrière, lo sfortunato
ergastolano della Cayenna, in "PAPILLON", che sogna e tenta,
con incrollabile tenacia, una impossibile fuga verso la libertà.
Il film gli procura la sua terza nomination agli Oscar, ma viene stroncato
dalla critica e adorato dal pubblico, tanto che incassa 60 milioni di
dollari in un anno.
"L'INFERNO DI CRISTALLO", è del 1974, e lo troviamo
nei panni dell'eroico capo dei pompieri di San Francisco, che si adopera
per soccorrere i prigionieri dell'incendio, scoppiato al 138esimo piano
di un grattacielo, a causa di un cortocircuito avvenuto per i risparmi
del costruttore sui materiali usati. Oltre al successo decretato alla
pellicola, una pietra miliare nel genere catastrofico, il pubblico,
soprattutto quello femminile, si sbizzarrì per stabilire se gli
occhi azzurri più belli fossero quelli di McQueen o quelli di
PAUL NEWMAN, suo partner nel film di Guillermin, vincitore di tre premi
Oscar.
Ma la vita privata di McQueen è sempre più instabile,
va in cura da un analista e si affida sempre più alle droghe;
il risultato è che non recita per alcuni anni.
Dopo tre anni di silenzio, nel 77 decide di interpretare "UN NEMICO
DEL POPOLO", adattamento di Arthur Miller del lavoro omonimo di
Ibsen, che viene stroncato dalla critica e dal pubblico.
Nel 1978 è la catastrofe coniugale, divorzia da Ali MacGraw e
sceglie la modella ventiduenne Barbara Minty.
Sono gli anni più duri, McQueen comincia ad avere seri problemi
di salute, si ritira a Santa Paola per disintossicarsi, smettere con
gli abusi e i vizi, per dedicarsi alla nuova donna e rimettersi in forma.
Trascorre il tempo a pilotare aerei d'epoca, a fare beneficenza, a correre
in moto in mezzo al fango o a sedere con le gambe incrociate, nel deserto,
insieme agli indiani Navajo.
Nel 79 ottiene il brevetto di pilota privato, dopo aver imparato a volare
su un biplano 'Stearman', venduto poi all'asta, nel 1982.
Lo stesso anno gira il penultimo film, "TOM HORN", tratto
dalle memorie del pistolero che difende dai ladri un gruppo di allevatori
dello Wyoming, ma poi questi, per tutta risposta, lo accusano di un
delitto, da cui, amareggiato e deluso, si rifiuta di difendersi.
Il film rappresenta l'ultima, grande interpretazione di McQueen, che
riesce a trasmettere, con grande capacità espressiva, tutto il
disinganno di un uomo tradito e sperduto.
Durante le riprese gli viene diagnosticato il cancro al polmone.
Nello stesso anno decide di sposare Barbara Minty, sua ultima compagna
di vita.
Nell'80, ormai malato, gira "IL CACCIATORE DI TAGLIE", dalla
biografia di Ralph Thorson, un moderno cacciatore di taglie, angosciato
dalla futura paternità, perchè sà del mondo violento
e corrotto. E' l'ultima apparizione del grande attore.
Nel luglio dello stesso anno McQueen, entra in una clinica messicana,
a Juarez, lontano da tutto e da tutti, per andare a morire solo come
era vissuto.
Pochi mesi dopo rivela alla stampa la natura del suo male.
Muore il 7 novembre dello stesso anno, a soli cinquanta anni. Le sue
ceneri sono state sparse dai suoi amici piloti a bordo di un arbiplano
, nell' Oceano Pacifico.
Scompare un attore affascinante e controverso, protagonista di un cinema
fondato sul sogno americano della grande frontiera e delle grandi possibilità,
inventore e interprete di uno stile selvaggio e ironico, che McQueen
sa incarnare alla perfezione.
Memorie di un'infanzia dolorosissima, uomo e non soltanto attore, dal
carattere scontroso e magnetico, selvaggio, guascone, dalla fisicità
incantata, umorale fino all'estremo, seduttore di donne, marito dolcissimo
ma anche violento e dipendente dal sesso, padre adorabile, McQueen è
universalmente riconosciuto come uno dei più importanti attori
della storia del cinema, ed anche come una delle più imitate
ma meno imitabile stella di Hollywood.
Fu proprietario di una eccezionale collezione d'armi, e fequentò,
assieme a James Coburn, le palestre di arti marziali di Chuck Norris
e Bruce Lee, prima che anch'essi diventassero attori di successo in
film d'azione.
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